Quintili

Coloro che seguono l’Appia in direzione di Roma possono vedere sulla sinistra, poco dopo Capannelle, imponenti ruderi di una villa romana. Essa si estendeva tra l’Appia Antica, dove era ubicato in antico l’ingresso, e l’Appia Nuova su cui si apre oggi l’accesso all’area archeologica e all’antiquarium dove sono raccolti i reperti rinvenuti negli scavi più recenti.

Già tra il Settecento e l’Ottocento un gran numero di statue fu trovato durante campagne fatte intraprendere da Pio VI, per l’arricchimento del Museo Pio Clementino voluto dal predecessore Clemente XIV (1769-1774), e dai Torlonia divenuti proprietari dell’intera zona. Sono state però le ricerche moderne, condotte a partire dalla fine del secolo scorso fino alla prima decade del 2000, a portare alla luce e a permettere di studiare i resti della vasta area della villa. Non si trattava solamente di una abitazione, ampia e – da quanto appare ancor oggi – di notevole ricchezza: essa si estendeva in numerose sale di rappresentanza, in vari ambienti che probabilmente erano le stanze da letto (cubicula), in un ampio cortile interno, in giardini porticati, nonché in spazi di servizio, magazzini, con una capiente cisterna.

E’ stato rinvenuto anche un grande calidarium (sala con vasca d’acqua calda) che mostra ampie finestre, una piscina rettangolare e le tubature che permettevano il riscaldamento sia dell’ambiente che dell’acqua. A poca distanza si trovano il tepidarium (sala con vasca d’acqua tiepida)  e l’imponente frigidarium (sala con vasca d’acqua fredda), che presenta ancora tracce dei marmi di rivestimento; pochi sono quelli rimasti, dato l’uso, nei secoli passati, di ricavare da aree archeologiche di epoca romana materiali pregiati che venivano poi riutilizzati in nuovi edifici. Ne fa fede in questo sito la calcara, ossia fabbrica di calce ottenuta dalla combustione di marmi, rinvenuta presso il  tepidarium.

Nella villa si trova anche un teatro di forma circolare, scavato fino al piano pavimentale, con tratti di muratura emergenti dal suolo. Viene denominato Teatro Marittimo perché richiama il teatro – anch’esso circolare – di Villa Adriana a Tivoli, anche se la funzione dell’edificio non è ancora stata chiarita.

Verso l’Appia Nuova si notano delle piccole terme, di cui rimangono pochi muri perimetrali e una grande fontana con vasca a esedra. Dalla parte dell’Appia Antica si incontrano due cisterne, i resti di un acquedotto e uno stagno situato sopra uno strato di terreno impermeabile che impedisce il deflusso delle acque piovane. Di grande effetto scenografico doveva essere l’ingresso alla villa costituito da un ninfeo, da nicchie entro cui erano probabilmente collocate statue e da una fontana: il tutto si presume fosse riccamente ornato di marmi e colonne. Nel Medioevo il complesso venne trasformato in fortino e i pregevoli ornamenti sparirono.

La villa fu residenza imperiale per parecchio tempo a partire da Commodo, a cui seguirono Settimio e Alessandro Severo; fu certamente in uso, anche se parziale, fino al VI secolo dato che s’incontrano bolli laterizi dell’epoca di Teodorico.

La sontuosa abitazione fu costruita dai fratelli Sesto Quintilio Valerio Massimo e Sesto Quintilio Condiano, appartenenti a una ricca famiglia dell’ordine senatorio, vissuti nel II secolo d.C. Essi ottennero il consolato e incarichi importanti nelle province per cui presumibilmente da essi trassero altre ricchezze. Costruita la villa – i loro nomi sono stati rilevati dalle condutture in piombo usate – ne aumentarono l’ampiezza e gli sfarzosi abbellimenti. Ma tanta bellezza può aver risvegliato l’invidia e l’avidità dell’imperatore Commodo, per cui – forse anche a causa di altri motivi “politici” – i due fratelli furono accusati  di congiura e nel 182-183 mandati a morte. E la villa venne confiscata. Tuttavia essa è ancora conosciuta con il patronimico dei Quintili e conserva così la loro memoria.

Graziella Grosso Gruppo Archeologico Veliterno