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Il Gruppo Archeologico Veliterno ha in programma per domenica 4 marzo una uscita cultura a Roma presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo per continuare l’arricchimento culturale sui mosaici.

L’uscita culturale è articolata nella mattina di domenica, in occasione della I domenica del mese gratuita nei musei statali, è un momento di condivisione e di unione tra soci e simpatizzanti, il tempo di permanenza a Roma è stimato nell’arco delle ore tra le ore 9.00 e le ore 13.00.

Dettaglio della Visita: 

Partenza con il treno Velletri – Roma alle ore 7.26, arrivo a Roma Termini previsto per le ore 8.26.

dalle ore 9.00 alle ore 12.30 Visita del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, inizieremo dal II piano per ammirare i bellissimi mosaici provenienti dagli scavi intorno alla stazione termini o dalle numerose ville fuori le mura verso roma nord, Prima porta, Cassia o verso sud come Capannelle.  Si continuerà la visita nelle sale del Museo fino alle ore 12.30.

Rientro con i treno Roma Termini Velletri delle 13.28 arrivo a Velletri previsto per le 14.28! Ricordati di prenotare e comprare solo il biglietto del Treno.

per prenotazioni: segreteria@gruppoarcheologicoveliterno.it o info.gav17@gmail.com

 

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Mosaico pavimentale da via Ardeatina (tenuta Cecchignola al km 14); al centro del tappeto monocromo, emblema con gatto a caccia e anatre, già esposto separatamente al Museo delle Terme. Rimontaggio e spostamento a palazzo Massimo del 1995. Num.cat. 72.

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Mosaico con Aurighi del Circo rinvenuti nel 1873 nella villa romana situata nel Bosco di Baccano, al XVI miglio della Cassia Pontificia e annessi nel 1876 al Museo Kircheriano. Num.cat. 345.

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Mosaico con le quattro stagioni provenienza via Appia Nuova. Num.cat. 339.

 

VISITA MUSEO MASSIMO ALLE TERME

Gruppo Archeologico Veliterno

SECONDO PIANO

SALA II –Triclinio con pitture di giardino della Villa di Livia – III^ stile o “della parete reale” prima metà delI sec.d.C. Al IX miglio della via Flaminia Plinio ricorda la presenza di una villa appartenuta alla moglie dell’imperatore Augusto denominata ad gallinas albas in ricordo di un fatto prodigioso: un’aquila avrebbe lasciato cadere in grembo a Livia una gallina bianca con un ramo di alloro nel becco. Scavi del secolo scorso portarono alla scoperta di gran parte delle strutture della villa, con la famosa statua di Augusto loricata, che ricorda la restituzione delle insegne romane sottratte a Crasso dai Parti, nella battaglia di Carre nel 53 a.C. e restituite a Tiberio nel 20 d.C. oggi nel Museo Vaticano. La sala era semisotterranea e coperta da volta a botte solo in minima parte conservata. Si tratta probabilmente di una sala di banchetto estivo. Databile nel decennio20-10 a. C. trova confronti con altre decorazioni presenti a Roma e nell’area vesuviana. Gli unici elementi che suggeriscono la presenza umana sono il recinto di canne e il basso muretto a transenna marmorea che forma piccole esedre.

GALLERIE I e III – mosaici: natura morta dell’ età tardo repubblicana della domus di Priverno; pannello con pesci; villa Ruffinella: pavimento a motivi romboidali con nikai; emblema con cesto di frutta da Villa Celoni, mosaici con pigmei e quello con scena nilotica strettamente collegati con il filone della pittura alessandrina a Palestrina; pavimento policromo con protomi di Pan e Dioniso da Gennazzano, proveniente dalla villa di Marco Aurelio e il fratello adottivo Lucio Vero, metà II^ sec.

SALA VIIINinfeo dalla villa di Nerone: decorazione a mosaico di una fontana ornamentale presente nella villa marittima di Anzio. La tecnica usata consiste nell’uso di tessere di pietra colorata di vario tipo, ma anche di conchiglie, tessere di vetro e di pomice. La figura principale è quella di Ercole recumbente, con accanto Cupido, in un’ambientazione naturale, con una grotta da cui esce un cinghiale.

GALLERIA II e SALE III – IV – VVilla della Farnesina – Gli affreschi sono emersi durante lavori sul Lungotevere nei giardini della rinascimentale villa della Farnesina. E’ stato proposto che la villa fosse stata fatta costruire per le nozze di Marcello e Giulia. Sono stati recuperati gli affreschi di nove vani e le volte in stucco di tre ambienti, oltre alcuni mosaici pavimentali La villa si affacciava sul Tevere con un ampio emiciclo forse porticato. Il complesso è un esempio della ricchezza e della raffinatezza della decorazione nelle dimore aristocratiche dell’inizio dell’età augustea. Rappresentazioni architettoniche e quadri mitologici del II stile, fregi di stile egittizzante ed esili elementi architettonici che saranno tipici della pittura del cosidetto III stile.

GALLERIA II – le pitture decoravano una galleria sotterranea, criptoportico con pareti a fondo bianco scandite da colonne entro i cui spazi si trovano quadretti di carattere paesaggistico.

SALA III –Interessanti le pitture del triclinio C decorato da pitture su fondo nero che fanno supporre una destinazione invernale. Il fregio che si svolge nella parte superiore delle pareti del triclinio racconta scene di giudizio di ambiente egizio.

SALA V – tre cubicoli, ovvero camere da letto conservano le volte decorate a stucco, con argomenti di tipo misterico e vittorie. Le pareti dei cubicoli da composizioni inquadrabili nel II stile. Nel cubicolo B e D gli sfondi delle pareti sono di color rosso cinabro; nel primo c’è il quadro con Leucotea che allatta Dioniso bambino e uno scomparto con tecnica simile alle lekytoi attiche con Afrodite.

SALE VI E VII – la villa di Castel di Guido – La qualità delle pitture e dei mosaici fanno pensare ad una villa di qualche personaggio di alto lignaggio dell’età giulio-claudia. Le pitture sono di III stile. Importante l’emblema con Dioniso Bambino

SALA IXvilla di Baccano – III^ sec. d.C. Scoperta lungo la via Cassia, è attribuita alla famiglia dei Severi. Il complesso edilizio era eccezionale per la vastità e per il lusso della decorazione; era a due piani, con ambienti termali nel piano inferiore e residenziali in quello superiore. Tre grandi mosaici pavimentali. Il grande mosaico di carattere marino, con al centro la maschera di Oceano circondato da animali marini proviene dalla zona termale. Da un cubicolo del piano superiore proviene il pavimento di cui si conservano quattro quadretti in opus vermiculatum, ciascuno raffigurante un auriga delle quattro fazioni del circo (azzurra o veneta;verde o pasina; rossa o rossata; bianca o albata); un terzo pavimento è una complessa composizione a cassettoni con trentadue pannelli superstiti con Muse, Stagioni, altri gruppi e figure mitologiche (Leda e il cigno, il rapimento di Ganimede, Ulisse e Polifemo, Marzia e Apollo).

SALA XIDecorazioni ad intarsio. In questa sala si trovano opere in opus sectile, che consisteva nell’uso, in funzione decorativa, di marmi, pietre , vetri colorati e madreperla, tagliati in lastre (crustae) di varia forma e dimensione: pannelo con Helios-Sol proveniente da un mitreo di età severiana; due pannelli dalla basilica di Giunio Basso: uno con il mito di Hylas e l’altro con scena dell’inizio delle corse nel circo. Questi pannelli appartengono alla decorazione delle pareti della basilica civile di un lussuoso edificio sull’Esquilino e attribuito, tramite un’iscrizione, al console Giunio Basso.

PIANO PRIMO – Sala X

Gli ornamenti delle navi di Nemi: nella sala sono esposte le parti ornamentali in bronzo appartenenti alle due navi recuperate nel lago di Nemi. Erano navi attrezzate e riccamente ornate, forse usate per banchetti e feste che si svolgevano sul lago in collegamento con la villa dell’imperatore Caligola (37-41 d.C.). I bronzi consistono in una serie di protomi ferine (teste di lupo, di pantera e di leone) e di avambracci che in parte forse decoravano i bagli, cioè le cassette terminali dei travi, che congiungevano trasversalmente le opposte murate, e in parte erano pertinenti ai timoni. Si è ritrovata inoltre una balaustra armata da pilastrini che sostengono un doppio ordine di barre trasversali, con ermette bifronti di carattere dionisiaco. Molto bella una testa di Medusa umanizzata, di tradizione ellenistica, lavorata a fusione piena, con un raffinato lavoro di bulino per la resa dei particolari. Incerta è la sua funzione. L’anno scorso è stato ritrovato a New York presso una collezionista privata, un grande frammento della pavimentazione di una delle due navi (un metro e mezzo per ogni lato), di cui si aveva solo un frammento esistente nel Museo di Nemi.

SALA VFanciulla di Anzio – Rinvenuta nella nicchia di una galleria prospiciente il mare, la statua, un originale ellenistico, rappresenta una giovane donna che reca con la mano sinistra un vassoio sul quale sono alcuni oggetti sacrificali: una benda di lana, un ramoscello. E’ vestita con chitone e himation indossato frettolosamente. Si suppone perciò che non si tratti di una sacerdotessa, ma di una servente del tempio(ieròdula). Per eseguire la statua sono stati usati due tipi di marmo: marmo pario per la spalla e il viso,pentelico per il vestito dall’ampio panneggio.

Dalla Villa neroniana di Subiaco : testa di fanciulla dormiente, forse Arianna,la statua acefala di efebo.

Dalla Villa di Adriano: statua di Dioniso, Afrodite accovacciata, statua di Athena, statua di fanciulla nota come “Danzatrice di Tivoli”, testa di amazzone e statua di Antinoo.

Dalla Villa di Nerone ad Anzio: La fanciulla di Anzio, statua di Apollo.

DISCOBOLO –Della statua che era in bronzo, esistono varie copie, indice della popolarità di cui godeva presso i Romani. Il Museo Massimo ne possiede due copie:quella detta Lancellotti e quella proveniente da Castel Porziano. Il primo, assegnato all’età antonina è considerato, a causa della mancanza di tridimensionalità,una delle repliche più vicine all’originale bronzeo datato intorno al 450 a. C. La seconda replica, dallo stesso originale mironiano rappresenta una versione più naturalistica e più evoluta rispetto alla copia Lancellotti.

PUGILATORE A RIPOSO – I^ sec.a.C. Statua in bronzo di Apollonio di Atene del tardo Ellenismo. Contrariamente alla concezione classica dell’atleta vincitore delle gare olimpiche, serenamente e idealmente composto, qui è rappresentato realisticamente un pugile, seduto durante una pausa di combattimento, con le tracce ben visibili della dura lotta sostenuta: le cicatrici e i tagli sul volto e sulle orecchie; il naso rotto e tumefatto; la bocca leggermente aperta per il respiro affannoso. Il dettaglio dell’ematoma sotto l’occhio è reso con un metallo più scuro; le labbra sono in rame massiccio; l’uso di numerose agemine di rame rosso sono usate per segnalare le ferite. Alcuni pezzi sono stati fusi a parte e poi assemblati. Il realismo della figura e il crudo verismo descrittivo delle ferite sottolineano un’analisi veristica dei postumi di una lotta violenta; è l’immagine emblematica di un pugile maturoche, seppure gravemente ferito è riuscito a resistere sopportando i colpi ricevuti.

MUMMIA DI GROTTAROSSA – ritrovata nel 1964. La bambina di circa otto anni, soffriva di varie patologie, compresa la malnutrizione, bencè venisse da una famiglia agiata come testimonia il suo corredo funerario e il corpo trattato con olii profumati e bende di lino,avvolto in una ricca veste di seta. Facevano parte del corredo:una collana d’oro e zaffiri, orecchini e un anello con incisione, vasetti di ambra rossi, piccoli amuleti una bambola. La salma era racchiusa in un sarcofago di marmo bianco.

Descrizione del Museo tratta da Roma 060608 

Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme