Nell’antichità nel territorio veliterno vi erano numerosi luoghi di culto situati lungo la via Appia (es. Soleluna, La Parata, Colle della Salvia, Colle Ottone), sul monte Artemisio e all’interno della città risalenti prevalentemente alla media età repubblicana, III-II sec. a. C.

Soleluna, tempio romano e cimitero cristiano

La località Soleluna, delimitata a nord dalla via Appia Antica, ad ovest dal fosso di Soleluna e ad est da quello di Farina, ricchissima di testimonianze archeologiche (viarie, ceramiche e murarie), era nell’antichità molto importante poiché qui si trovava un importante snodo viario, l’incrocio tra l’Appia Antica e la via Mactorina, e molto probabilmente la stazione di posta Ad Sponsas.

Nel 1905, durante i lavori di impianto di una vigna, tornò alla luce un deposito votivo contenente, secondo Oreste Nardini più di un centinaio di terracotte votive raffiguranti parti del corpo, animali domestici e teste muliebri dei quali risultano inventariati al museo 68 pezzi. Molti dei pezzi, realizzati in argilla rossiccia e talvolta di fattura grossolana, devono essere interpretati come “dono votivo per guarigione ottenuta”. Circa la metà di essi conservava sulla superficie tracce di colore bruno o nero.

Si ritiene si possa trattare di un deposito votivo tipico dell’ambiente etrusco-laziale, riferibile ad una produzione locale, databile tra il III e il II-I secolo a.C. L’alta percentuale di raffigurazioni di animali fa ipotizzare la presenza di un santuario legato al mondo agricolo, piuttosto che un tempio frequentato per ottenere salute e fertilità.

La zona del ritrovamento è vicina alla piattaforma di m 40×20 attribuita al tempio dedicato al Sole e alla Luna (Apollo e Diana) e alla via Appia, oggi visibile solo in brevi tratti mentre il percorso è ancora individuabile.

Nel 1922, durante l’impianto di un vigneto vi si rinvenne la struttura di una basilica cimiteriale a tre navate (alcune tombe e qualche iscrizione cristiana) inserita in un ambiente di una villa romana (l’abside, infatti, non era in asse con la navata centrale) e il deposito votivo di un culto non identificato (IV-II sec. a.C.) ma l’alta percentuale di raffigurazioni di animali domestici fa pensare ad un culto contadino. Lo scavo effettuato nel 1924 riportò alla luce la basilica e il cimitero cristiano impostati su edifici del I secolo d. C. Il cimitero era una piccola costruzione di forma basilicale (18,60×15,75 m) con l’ingresso a S e l’interno diviso in tre navate nelle quali erano disposti i cassettoni delle tombe intonacati, rivestiti in marmo e sovrapposti in due o tre ordini. Vennero qui riutilizzate epigrafi provenienti dai monumenti della vicina Appia.

Da un’iscrizione su lastra di marmo, databile al IV sec., si apprende che il cimitero venne fatto costruire da una ricca liberta, Faltonia Hilaritatis, per i suoi correligionari cristiani. La lastra di marmo riutilizzata con il lato iscritto murato, contiene la seguente dedica della madre alla figlia Faltonia “A Faltonia Hilaritas, padrona e figlia carissima che a sue spese, costruì questo cimitero e lo donò a questa religione”.  La gens Faltonia era conosciuta nel basso impero e i nomi di due Faltoni sono incisi sui sedili del Colosseo (476-483 d.C.)

Gli abitanti cristiani del piccolo centro formatosi intorno alla mansio dell’Appia ebbero quindi fin dal III secolo un piccolo cimitero a 5 km dalla cittadina di Velletri.

Altra testimonianza epigrafica, anch’essa riutilizzata, in travertino, con i fori per grappe che dimostrano la provenienza da un monumento dell’Appia è quella dei coniugi Martino e Hilara, anch’essa risalente al IV sec. Dalla stessa zona proviene una lucerna dello stesso periodo.

Nella stessa area alcuni basoli, anche lontano dal tracciato dell’Appia, sembrano pertinenti a un’altra strada, la via Mactorina che in età arcaica collegava Velletri a Satrico e alla costa. I materiali rinvenuti all’incrocio delle due strade fanno ipotizzare la presenza della “mansio ad Sponsas”.

L’appellativo Sole-Luna, è riportato in una pergamena del 946 di papa Martino II.

Stefania Bottiglia, Gruppo Archeologico Veliterno