Nel volume quarto del “Manuale di vari ornamenti, tratti dalle fabbriche, e frammenti antichi per uso, e commodo de’ Scultori, Pittori, Architetti, Scarpellini, Stuccatori, Intagliatori di pietre, e legni, Argentieri, Giojellieri, Recamatori, Ebanisti Etc.” di Carlo Antonini, pubblicato a Roma nel 1790, si trova l’incisione di un “ orologio solare antico trovato nel territorio di Velletri”. Esso fa parte di un gruppo di 18 orologi solari antichi, di Roma e della sua regione, tre dei quali si trovavano a Velletri: uno era questo, collocato “nella Piazza di Corte” mentre gli altri due erano nel Museo e nella casa del Card. Stefano Borgia.

Questo tipo di orologio si chiamava, come ci assicura Vitruvio, ad “hemicyclum excavatum”. Il disegno di Antonini riproducente l’orologio di Velletri ci mostra chiarissimamente la superficie concava semi cilindrica tronca su cui è incisa una rete di 11 linee verticali (in realtà, porzioni di curve) disposte a distanze regolari intersecate da un arco di cerchio. Le linee si dipartono da un più piccolo arco di cerchio in alto e terminano in basso sull’arco più grande. I due archi rappresentano rispettivamente il solstizio invernale (quello più piccolo in alto) e il solstizio estivo (quello più grande in basso), mentre quello centrale rappresenta l’equinozio (o meglio: i due equinozi che, essendo in tutto uguali, sono in pratica uno solo): ciò dà al manufatto le caratteristiche essenziali di un calendario. La parte “orologio” è costituita invece dalle linee curve verticali che indicano le ore: quella centrale segna il mezzogiorno (hora sexta per i Romani), le cinque a sinistra (ossia ad est) sono tutte le ore dalla prima (che iniziava con l’alba) alla quinta, e le cinque a destra (cioè a ovest) sono tutte le ore dalla septima all’undecima (che iniziava con il tramonto).

Perché l’orologio-calendario funzionasse era indispensabile che esso avesse la faccia concava (l’hemicyclum) rivolta a mezzogiorno, e che si trovasse in un luogo aperto, distante da alti edifici che intercettassero i raggi del sole. Il sole, infatti, colpendo lo stilo, provocava un’ombra che si spostava – “declinazione” – con il trascorrere del giorno (e in tal modo indicava le ore) e che era più o meno lunga – “lunghezza” – con il passare dei giorni (in tal modo indicava il periodo dell’anno). Agli equinozi, infatti, l’ombra si spostava per tutta la giornata lungo l’arco di cerchio centrale; al solstizio d’estate non superava l’arco di cerchio piccolo in alto, e al solstizio d’inverno si estendeva fino all’arco di cerchio grande in basso.

Possiamo immaginare il nostro esperto incisore, allora quasi cinquantenne, con i suoi attrezzi minimi (un cavalletto, una tela, una tempera), seduto su uno sgabello portatile a Velletri in fondo alla Piazza di Corte (l’attuale Ottaviano Augusto), nel magnifico scenario rinascimentale tra il Palazzo Comunale, quello dei Conservatori e il Tempietto del Sangue, in atto di disegnare dal vero l’antico orologio per potere poi farne un’incisione per il suo libro, che sarà stampato l’anno dopo. Vi iscriverà la legenda: “Orologio solare antico trovato nel territorio di Velletri esistente nella Piazza di Corte della medesima Città”.

Una copia del prezioso manuale di Antonini del 1790 si trova nel Fondo Antico della Biblioteca di Velletri cui fu donata dal Cardinale Borgia in persona, come si ricava dalla elegante annotazione scritta in bella grafia con inchiostro color seppia sul risvolto della copertina (“Ad usum publicae Bibliothecae Veliternae ex dono Eᵯi et Rᵯi SRE Cardinalis Stephani Borgiae”). Purtroppo un vandalo ben istruito ne ha asportato – non si sa quando – proprio le tre tavole degli orologi di Velletri (la n. 6 di quello della Piazza di Corte, e le nn. 7 e 8 di quelli del Cardinale). E questa è certamente una cattiva notizia.

Ma la bella notizia è che questo antico orologio solare non è andato perduto: si trova ancora al Museo di Velletri, pur se non esposto al pubblico, custodito nel magazzino. Ne è uscito fuori per essere illustrato da Nicola Severino, il più grande gnomonista d’Italia, sabato 7 novembre, in una conferenza organizzata dal Gruppo Archeologico Veliterno.

Ciro Gravier Oliviero, Gruppo Archeologico Veliterno