Le Pietre che Parlano 

Il Gruppo Archeologico Veliterno nell’ambito dell’avviso pubblico indetto dal comune nel mese di settembre, per la valorizzazione dei luoghi della cultura della Città di Velletri, ha presentato progetti culturali da svolgere all’interno del Museo Civico Archeologico “O. Nardini” e dell’Area Archeologica Urbana delle SS. Stimmate, volti alla ri-scoperta dei tesori in essi conservati ponendo l’attenzione a reperti spesso considerati minori, rivelandoli in una nuova veste didattica rivolta  a tutti i cittadini.

Nel mese di dicembre, martedì 14 e giovedì 16, l’Associazione ha presentato “Le Pietre che Parlano”,  attività di archeologia sperimentale e teatrale finalizzata a presentare la lastra dell’anfiteatro veliterno. Questo tema è stato affrontato dall’Associazione nell’anno  2019, con uno studio grafico ed ipotesi sulla sua collocazione nel territorio, concentrando l’attenzione su Piazza Mazzini come diversi studiosi, prima di noi, hanno ipotizzato. Il lavoro svolto, dai soci Roberto Bianchini e Guido Giani, fu presentato al pubblico presso la sala Tersicore accompagnato da un opuscolo (clicca qui per visionarlo)  che ripercorreva i principali passi e studi effettuati.

Nell’ambito di questa iniziativa, di promozione del territorio, l’Associazione ha voluto ampliare l’offerta al visitatore  grazie al supporto del socio Ciro Gravier, curatore del testo presentato, ha dato vita alla lastra che riporta i nomi della famiglia Lolio mecenate del restauro dell’anfiteatro. Questa famiglia conosciuta nell’ambito cittadino da diverse generazioni per cariche istituzionali, ha presentato al pubblico due suoi esponenti: Lolio Claudio –il padre (Giani /De Palma) – e Lolio Cirio – il figlio (Gravier)- essi hanno accolto i visitatori in “abiti romani”, hanno  illustrato la grandezza della famiglia e sottolineato l’importante opera da loro finanziata per la cittadinanza: il restauro dell’Anfiteatro. La scenografia di questo evento è stata curata dal socio Enrico Mandrelli.

Scenografia

Giani e De Palma hanno presentato mediante disegni e ricostruzioni le ipotesi della magnificenza della struttura architettonica che, come ricordato dagli studiosi antichi, veniva utilizzata in città per i giochi e spettacoli, presentando il periodo storico il IV d.C. secolo in cui regnavano gli imperatori Valentiniano e Valente, non ci possono essere dubbi sul fatto che la lastra sia stata scolpita tra il 364 e il 367, e quindi è in quegli anni che furono effettuati i lavori di ripristino dell’anfiteatro.

Giani e Gravier

Gravier si è soffermato sulla composizione del linguaggio della lastra evidenziando come, da una attenta lettura risultano dei “refusi” e suppone  due ipotesi: “il committente Lolio Cirio, abbia fatto incidere la scritta, da un lapicida, ma altrettanto certamente non corretti dal committente o perché erano entrambi ignoranti o perché – ed è questa l’ipotesi più plausibile ed anche più interessante – perché quello era il latino come era parlato, e conseguentemente scritto, allora”.

Gravier e lastra

Dell’esistenza di questa lastra e di conseguenza della presenza dell’anfiteatro nella nostra città, abbiamo notizia dalle fonti già con lo storico Ascanio Landi, nel suo “Compendio delle cose della città di Velletri” (1564), così ne parla: “… del quale Anfiteatro si legge in un antico marmo, sotto la Torre di Messer Teofilo Fosco … L’epitaffio l’ho notato con molta fatiga, poiché la negligenza di chi può, tiene ascosa così degna memoria, sotto quelle antiche ruine, la quale per ornamento della città dovrebbe esser tolta di sotto terra, e messa in luogo aperto, e pubblico”.  La lapide, in marmo (di 75 cm. di altezza x 147 cm. di lunghezza x 7 cm. di profondità), fu collocata e restò affissa per quattro secoli nel Palazzo Senatorio (“nel muro tra le due curie civili”, Theuli). Clemente Cardinali la ritiene “il più bel monumento antico di cui possa vantarsi Velletri”. Ora è conservata al Museo Civico (inv. 345). Studio del socio Ciro Gravier 

 

Nel mese di gennaio continueremo a scoprire la bellezza delle iscrizioni epigrafiche provenienti dal nostro territorio e presenteremo “In viaggio con il racconto di un’iscrizione perduta, la lastra di Onesimus”, concentrando l’attenzione anche sul tratto viario dell’Appia Antica, tematica cara al Gruppo Archeologico Veliterno.

 

Ricordiamo che l’evento è gratuito, vi è l’obbligo del Green Pass e della prenotazione all’indirizzo email info.gav17@gmail.com, non vi resta che seguirci sui canali social e sul nostro sito istituzionale www.gruppoarcheologicoveliterno.it, dove troverete foto, video ed approfondimenti sui temi che ogni mese tratteremo. Vi aspettammo nei luoghi della cultura per riscoprire insieme il nostro patrimonio.

Gruppo Archeologico Veliterno