La tutela del patrimonio artistico e archeologico del territorio italiano costituisce un problema di difficile soluzione nonostante l’impegno di molti studiosi e politici del nostro tempo. La legge 1089 del 1939 identifica nello Stato l’unico responsabile e proprietario del bene archeologico nazionale e affida alle Soprintendenze il compito di organizzarne la ricerca, la tutela e la valorizzazione.

Grazie all’entrata in vigore della L.R. n.16/2004 i Comuni hanno l’obbligo di individuare, valorizzare e tutelare il patrimonio culturale del territorio urbano ed extraurbano facente parte di essi. Sebbene non espressamente citate dalla legge sono comprese in questa categoria anche le aree archeologiche. Inoltre con l’ausilio di Carte Archeologiche –sulle quali vanno riportati tutti i ritrovamenti- è possibile ricostruire l’insediamento antico e stabilire le aree in cui è probabile un ritrovamento di reperti.

La presenza sul territorio nazionale di numerose tracce archeologiche richiede un’attenzione continua e per questo motivo l’intervento di ricercatori, di studenti e di gruppi di volontari, rappresenta una risorsa contro le distruzioni, più o meno consapevoli, di agricoltori e costruttori.

Nonostante le scoperte archeologiche sul territorio, i gruppi di volontariato hanno difficoltà nell’ottenere collaborazione dai cittadini e dagli enti locali che dimostrano un passivo e distaccato interesse verso la tutela del patrimonio culturale. Al contrario la difesa del patrimonio storico-culturale rappresenta una risorsa economica che le autorità dovrebbero garantire ed affrontare con i cittadini, dal momento che dalla scarsa attenzione e dalla mancata attuazione delle vigenti leggi scaturisce il fallimento degli organi di tutela.

Purtroppo  viviamo in una società dove il cittadino ha scarso rispetto per il bene comune e dove il suo interesse individuale prevale sulla identità collettiva e culturale dell’intera comunità. L’agricoltore o il costruttore nel momento in cui portano avanti il loro lavoro non distruggono solo un ammasso di pietre, ma una testimonianza storica e archeologica del nostro paese.

Oggi sentiamo il bisogno di superare questa piaga di un’archeologia vista in maniera distorta ed inutile attraverso un’informazione a largo raggio, rivolta alla sensibilizzazione delle autorità locali, e di ripartire attraverso una rieducazione e una maggiore conoscenza del bene archeologico. Iniziando dalle scuole, dagli enti e dai cittadini che amano e vogliono veder crescere il proprio paese.

Fabiana Tambasco