Ponte di Mele         Ponte_Mele2

Più di un anno fa, sul settimanale “La Torre” fu pubblicato, a cura del Gruppo Archeologico Veliterno, un articolo dal titolo “C’era una volta un ponte… ossia il ponte invisibile”. Il ponte in questione è il ponte di Mele: non è una magia né uno scherzo, ma un ponte vero, un po’ particolare, ma nascosto da vegetazione e da rifiuti ed ignorato o dimenticato da molti. Eppure è un’opera del IV sec. a.C., un esempio molto interessante e significativo di antiche tecniche di canalizzazione dei corsi d’acqua superficiali, che, all’epoca, richiese l’attenzione e l’intervento ingegneristico dei  Romani e che ancora oggi richiama l’interesse e lo studio di archeologi ed esperti e la curiosità di qualche ben informato turista straniero (ahimè raro!).

I Romani, infatti, nel costruire la via Appia, affrontarono lo ‘scavalcamento’ del fosso di Mele ricorrendo ad una tecnica diffusamente documentata in Etruria (come a Veio), la tecnica del ‘Ponte Sodo’: questo consisteva in un’opera di scavo di cunicoli, in modo da incanalare le acque in una galleria artificiale sotterranea e da superare il fosso senza costruire ponti in muratura elevati, bensì sfruttando un ponte ‘naturale’, ovviamente quando questo fosse offerto dallo stesso terreno roccioso circostante come nel caso del Fosso di Mele, le cui pareti erano di dura selce basaltica, residuo delle colate laviche dei vulcani laziali.

Ponte di Mele_Bibli_Vaticana

In questo caso, al di sopra del fosso c’è, anch’esso diventato invisibile, un arco in conci di tufo, (immortalato peraltro a fine Settecento dal pittore Labruzzi (1748-1817) in un suo acquarello) costruito forse -oltre che per rafforzare la struttura del ponte naturale-  per rispettare e consentire un tracciato perfettamente rettilineo dell’Appia!

Già,  perché è  proprio la via Appia Antica, la regina viarum, il contesto in cui si colloca il ponte di Mele,  un prezioso  tratto originale della grande arteria dell’antichità ‘Roma-Brindisi’, che è presente con il suo carico di storia anche nel nostro territorio.

Il Gruppo Archeologico Veliterno, impegnato nella segnalazione e nel recupero delle testimonianze e delle tracce archeologiche e storiche del territorio, ha richiesto ed effettuato, da un paio di anni a questa parte, dei ‘sopralluoghi’ insieme a rappresentanti dell’Amministrazione comunale per visionare congiuntamente lo stato di tali importanti resti, ricevendone ogni volta un’impressione di sconcertante stupore, lo stesso provato da tanti in tantissime parti della nostra impareggiabile Italia. Com’è possibile possedere ricchezze inestimabili, lasciarle neglette ed ‘infruttuose’ (non solo a livello culturale ma anche turistico ed economico), condannarle alla rovina e alla devastazione, spesso ovviamente, generando oblio di esse invece che consapevolezza diffusa? !

Siamo lieti che il Comitato per il Bimillenario della morte di Augusto abbia, di concerto con la Soprintendenza, colto l’occasione per assumere tra i suoi obiettivi programmatici l’avvio di un progetto di recupero dell’Appia Antica: attendiamo gli sviluppi di tali intenti. Nelle more, stiamo cercando di collaborare favorendo la comprensione della problematica del Ponte di Mele: un servizio fotografico effettuato di recente da nostri volontari ha evidenziato luci ed ombre di quest’opera grandiosa ancora integra e recuperabile, a nostro avviso (mediante piccoli interventi), almeno alla visibilità di tutti dall’alto di quella ‘regina’ della viabilità che è l’Appia Antica.

Renata Belli GRUPPO ARCHEOLOGICO VELITERNO